16 ottobre 2017

BLU

BLU - dal francese bleu (turchino scuro) da cui sono nati in Italia blu e blé, che è rimasto nel parlato popolare delle regioni centro-meridionali. Nell'antichità è sopravvissuta a lungo una certa ambiguità terminologica che non sapeva chiaramente distinguere fra blu e nero. Nel lessico greco, il termine kuaneon indicava, sia il nero che il blu, soprattutto nelle sue gradazioni più scure. [1] 


Pigmento di colore azzurro cupo, turchino scuro nelle diverse gradazioni. Molto usato scritto al francese bleu, da cui proviene l'aggettivo bluastro, che indica un colore turchiniccio.


[1] Claudio Widmann, Il simbolismo dei colori, ed. Ma.Gi., 2014, pp. 103-104 

Francese: bleu
Inglese: blue
Tedesco: blau
Spagnolo: azul


Il cielo notturno sui suoi pants
Emilio Pucci - Autunno Inverno 2015-2016


Scarpe maschili lucide blu
Versace - collezione primavera 2017


STORIA - Il blu è un colore che esiste da sempre con maggiori o minori fortune e significati diversi. Questo colore che percorre la moda a partire dal XX secolo ha in realtà una sua storia molto più antica, lunga e complessa. Se i Greci e i Romani tingono poco in blu, altri popoli lo fanno più frequentemente. Così i Celti e i Germani, che allo scopo utilizzano il guado (Isatis tinctoria), pianta erbacea che cresce in numerose regioni dell'Europa temperata. Le tinture blu sono utilizzate soprattutto dai popoli del Vicino Oriente, che importano dall'Asia e dall'Africa una materia colorante a lungo sconosciuta in Occidente: l'indaco. [2] Sicuramente ha avuto un significato politico. Questo colore fu riscattato nientemeno che da Carlo Magno che con la fondazione del Sacro Romano Impero lo liberò da quella brutta reputazione che gli avevano attribuito i Latini fin dai tempi di Giulio Cesare quando i Britanni avevano affrontato le armate romane dipingendosi il corpo di un terrifico blu. Esso fu elevato invece a colore regale sotto il re franco e diffuso in tutto il regno con l'ordine di coltivare il guado per rifornire la fiorente industria laniera. Conquistò in breve le corti d'Europa e fu anche introdotto contemporaneamente nell'araldica con il significato di "fede, giustizia e lealtà"; da qui andò poi a colorare con lapislazzuli il manto delle Madonne sulle pale d'altare. 


Il dolore di Maria ai piedi della croce (1657)
Philippe de Champaigne (1602-1674)
olio su tela, cm. 178 x 125
Musée du Louvre - Parigi



Poi, per i rovesciamenti di senso a cui la storia ci ha abituati, (dopo aver appunto connotato il potere monarchico) andò a rappresentare la vittoria degli ideali repubblicani della rivoluzione francese, finendo così sulla bandiera come il primo colore e il più importante. In Cina venne adottato come uniforme da Mao-Tse-Tung e diventò il simbolo del comunismo di base. Oggi è un colore disciplinato, un colore giudizioso. Diventato, in Occidente, garante dei conformismi, regna sui jeans (e il denim, il tessuto più globale del mondo). Gli hanno perfino affidato l'Europa e l'ONU... per dire quanto piace!

L'associazione più frequente, dopo quella fra blu e cielo, è quella fra blu e mare. E forse per la solidità di tale associazione fra gli uomini del cielo (aviatori, hostess, stewards) e quelli del mare (marinai) hanno, generalmente, entrambi divise blu. 

Il blu è un colore psichico, nel senso che le sue sfumature sono associabili a stati psicologici differenziati. E' correlato da una parte con la capacità riflessiva e la sua concentrazione profonda, dall'altra con la simbologia materna e affettiva. Nei suoi toni più spenti e scuri è il colore della tristezza, del distacco e della malinconia (in alcuni paesi è infatti associato ai lamenti funebri). Nelle sfumature intermedie è invece immagine di serietà, affidabilità e sicurezza (per questo adottato dalle aziende in diversi modi). Sotto un aspetto molto più futuristico c'è il blu cyber, lo sguardo blu del futuro con le luminescenze azzurrine che si riflettono sui volti di chi guarda schermi digitali. In questo senso comunica un'idea di perfezione e diventa il nuovo simbolo dello spazio virtuale e cibernetico. L'orizzonte lontano del blu cede il posto alla superficie, a un'illusione di profondità e all'intensità sensoriale di uno spazio artificiale ed evanescente. Le tonalità mentali del digitale si pongono all'avanguardia dell'innovazione e possiedono, rispetto alla tradizione, un'enorme carica propulsiva. Nello spazio cibernetico l'azzurro si concretizza nella sua luminescenza e si declina in milioni di sfumature.





Veduta su carta (2004)
Hinke Schreuders (Olanda, 1969- )
ricami e feltro su carta su tela, cm. 25.5 x 17.5 x 5.5 




[2] Michel Pastoureau, Blu. Storia di un colore, ed. Ponte alle Grazie, 2008, pp. 17-18

RIF. LETTERARIO - [Il] «Blu ha varcato le soglie della letteratura “Un poco d'oro, un poco di blu...; lo stesso: il lustro neo blu della sua capellatura...” (D'Annunzio); “Grassoccio, sempre vestito di blu scuro...” (Bontempelli); “Il cielo s'era parato d'un turchino blu pendente al nero...” (Papini).

Ritratto di Marquis d'Affito (1925)
Tamara de Lempicka (Polonia, 1898-1980)
olio su tela, cm. 81 x 130


Un vasto spreco di blu è poi stato fatto dagli autori di canzonette, i quali da tempo hanno scoperto che gli occhi blu favoriscono le fatali rime in «mai più; sempre tu; ciò che fu; tu per tu; la tua virtù». E intanto, col blu, col bleu e con tutte le combinazioni di bleu (bleu acier, bleu horizon, bleu ciel, bleu marin, bleu gendarme, bleu indigo, bleu outremar, bleu paon, bleu saphir, bleu jade, bleu électrique, ecc.) siamo arrivati a dimenticare i cento nomi italiani dei cento turchini di cui la moda approfitta: e sono tutti nomi esatti, puri, armoniosi, inconfondibili, quali (citando a caso) oltremare, indaco, zaffiro, azzurro, azzurrino, celeste, biadetto, glauco, verdazzurro, grigiazzurro, ardesia, cobalto, cilestrino, cerulo, ceruleo; e ancora: azzurro notte, azzurro porcellana, 


Il segreto della porcellana bianca e blu (2009)
Huang Zhong Yang (Cina, 1949- )
olio su tela, cm. 101 x 76



celeste pastello, azzurro giada, turchino cupo, turchino stoviglia, celeste lunare, azzurro Madonna, “La rustica borràgine... lasci pendere le sue stelle a cinque punte color del manto della Madonna...”), e infine: turchiniccio, turchinello, fiordilino, fioraliso, e chi sa quanti altri ancora, che non ricordiamo. Ma che diremo di blù scritto con tanto d'accento? Peggio dell'accento su qui e qua: croci scarlatte sui compiti di terza elementare.» [3] 







[3] Cesare Meano, Commentario Dizionario Italiano della Moda, ed. Ente Nazionale della Moda, 1936 - XIV, p. 49, voce "blu". Che bellezza questa voce, certo un po' autarchica. 



Rames Gaiba
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Bibliografia

  • Michel Pastoureau, Blu. Storia di un colore, Ed. Ponte alle Grazie, 2008


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15 ottobre 2017

Coca Cola griffata Roberto Cavalli e Karl Lagerfeld

Cavalli lui, quello inconfondibile, quello con il suo stile leopardato, quello che ha vestito per anni Kate Moss. Cavalli ha riportato il suo stile per rivestire la Coca-Cola è un must… peccato che non si possa indossare.


«Coca Cola » griffata Roberto Cavalli (2009)

È stata prodotta solo per l'Italia (in 100.000 bottiglie Zebrate, 100.000 Tigrate, 100.000 Leopardate), distribuite dalla Coca-Col...a di Milano, distribuite nel Nord Italia, solo nel periodo agosto e settembre e in particolar modo nei luoghi di villeggiatura.  


«Coca Cola » griffata Karl Lagerfeld (2011)

Karl Lagerfeld ha reso chic la silhouette della Coca Cola per creare una edizione limitata della Coca Cola Light.


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12 ottobre 2017

CAMICETTA


Camicétta - dal francese chemisette. Il termine appare sui giornali dell'epoca (1890), tra questi "Il Corriere delle dame".

Indumento femminile ricoprente il busto fino ai fianchi, con maniche corte o lunghe, di solito abbottonato sul davanti e rifinito da un colletto, dal taglio e dettagli, oltre che dai tessuti, che variano a seconda della moda del momento, ma generalmente in seta, cotone o altro tessuto leggero. Può essere portata sia dentro sia fuori la gonna o i pantaloni.

Francese: blouse, chemisier 
Inglese: blouse
Tedesco: bluse

Spagnolo: blusa

STORIA - All'inizio del 1800 era considerato un capo di biancheria: chiusa e guarnita da balze arricciate disposte a tre o quattro file, ornamento questo detto collare alla spagnola. [1]


Camicetta in seta in pizzo di Vernon (particolare)
indossata dalla regina Maud della Norvegia (1915-1917), [2] 
Nasjonalmuseet for kunst, arkitektur og design - Oslo, Norvegia


 
[1] Mariella Azzali, Dizionario di Costume e Moda, ed. m.e. architectural book and review, 2015, p. 172, voce "camicetta". 
[2] Maud del Galles (1869-1938) fu regina di Norvegia dal 1906 al 1938 come consorte di Haakon VII di Norvegia (1872-1957)

Rames Gaiba
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11 ottobre 2017

DOVE POSIZIONARE UN'ETICHETTA SUL CAPO DI ABBIGLIAMENTO ?




Le etichette con le istruzioni di manutenzione devono essere fissate saldamente al prodotto e soprattutto facilmente reperibili. Spesso, invece, si trovano nei punti più impensati.

Euratex, l'associazione europea delle associazioni industriali del tessile-abbigliamento, con sede a Bruxelles, ha pubblicato nel 2001 una direttiva per unificare i punti di applicazione (tabella sotto). Tenendo conto della produzione, del materiale e dei dettami della moda, vengono proposte diverse applicazioni. Per evitare che l'etichetta venga tolta dal consumatore si consiglia di impiegare soltanto materiali e cucirini che non alterino il comfort del capo. Le etichette non soltanto devono essere saldamente fissate, ma risultare anche resistenti ai lavaggi o alle puliture a secco. Ovviamente, devono restare leggibili per tutta la durata del capo. Non devono sfrangiarsi né tagliarsi o alterare l'aspetto dell'indumento.

Marcatura dei capi finiti
Spesso le etichette specifiche del cliente non possono essere applicate al capo durante il normale procedimento di confezione. Ma successivamente questa operazione richiede dei passaggi di lavorazione costosi e finora non è stata individuata una soluzione tecnica soddisfacente.
Procedimenti manuali e tecnologie di incollaggio come quelle finora in uso nell'industria dell'abbigliamento spesso danno risultati qualitativi e quantitativi solo parziali o in ogni caso insufficienti. I procedimenti manuali sono poco precisi, mentre le etichette adesive possono indurirsi e graffiarsi e sono difficili da sostituire. D'altro canto, la possibilità di fissare con precisione le etichette mediante macchina per cucire a punto invisibile consente attualmente un ambito di utilizzo molto limitato.

I punti dove applicare l'etichetta su capi d'abbigliamento e accessori secondo Euratex


1. ARTICOLO - 2. PUNTO DI APPLICAZIONE - 3. ALTERNATIVA

1. Cappotti/giacche e giacche di abiti
2. Davanti sinistro all'altezza del petto
3. Finitura del davanti sinistro, cucitura fianco sinistro

1. Giacche sportive, giacche sportive di abiti
2. Davanti sinistro all'altezza del petto
3. Finitura del davanti sinistro, cucitura fianco sinistro

1. Gilet
2. Davanti sinistro

1. Abiti per donna, bluse
2. Cucitura fianco sinistro sopra l'orlo
3. In alto dietro, al centro

1. Casacche
2. In alto dietro, al centro
3. Cucitura fianco sinistro sopra l'orlo

1. Jeans, pantaloni
2. Tasca destra dietro o dentro
3. Jeans: anche chiusure lampo del pantalone

1. Grembiuli
2. In alto dietro, al centro
3. Al puntodi giunzione con il nastro destro

1. Tute, abbigliamento da lavoro
2. In alto dietro, al centro
3. Cucitura del fianco sinistro

1. Gonne
2. In alto dietro (vita)
3. Cucitura del fianco sinistro sopra l'orlo

1. Camicie
2. In alto dietro al centro (zona colletto)
3. Cucitura del fianco sinistro sopra l'orlo

1. Pullover, giacche di maglia, T-shirt
2. In alto dietro, al centro sopra l'orlo
3. Cucitura del fianco sinistro

1. Corredino per neonati
2. Cucitura del fianco sinistro
3. Cucitura spalla sinistra - Camicini: in alto, al di fuori dell'orlo

1. Abbigliamento sportivo, da ginnastica
2. In alto dietro al centro
3. Cucitura del fianco sinistro

1. Abbigliamento da sci, giacche a vento
2. In alto dietro al centro
3. In giacche a vento reversibili: nella tasca sinistra

1. Accappatoi, vestaglie da casa e da camera
2. In alto dietro al centro
3. Cucitura del fianco sinistro

1. Pigiami, camicie da notte
2. In alto dietro al centro
3. Cucitura del fianco sinistro sopra l'orlo (escluso pantaloni)

1. Abbigliamento da bagno (mare)
2. Cucitura del fianco sinistro in alto
3. Cucitura del fianco sinistro sopra l'orlo

1. Corsetteria, busti, mutandine elastiche
2. Dietro a sinistra al bordo inferiore, in alto dietro al centro
3. Cucitura del fianco sinistro

1. Biancheria intima, magliette intime, slip, calze, reggicalze
2. In alto dietro al centro
3. Cucitura del fianco sinistro

1. Sottovesti, sottogonne
2. Cucitura del fianco sinistro

1. Calze, calzini
2. Stampa sulla confezione
3. Termostampa

1. Cravatte
2. Retro

1. Sciarpe, foulard
2. Un angolo

1. Guanti
2. Nel guanto sinistro

1. Cappelli, berretti
2. Parte interna


Rames Gaiba
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9 ottobre 2017

MANIFESTO FUTURISTA SULLA CRAVATTA ITALIANA


Il futurismo italiano si distingue per una maggiore radicalità programmatica rispetto alle proposte che, in tale direzione, venivano da artisti e movimenti stranieri, magari più disponibili a mediazioni e compromessi per una più concreta possibilità di realizzazione e utilizzazione del prodotto.

Quanti mai avrebbero indossato la futurista «anticravatta di metallo leggerissimo lucente e duraturo», lanciata nel 1933?


Renato Di Bosso, "Anticravatte italiane" (1933)



La «cravatta futurista» proposta da Renato Di Bosso [1] e Ignazio Scurto [2] nel manifesto omonimo del 1933  è in realtà l' «anticravatta di metallo leggerissimo lucente duraturo». Affermano infatti la necessaria abolizione della cravatta di stoffa (neutra o colorata), annodata a favore di una nuova cravatta senza nodo, costituita esattamente da una placchetta metallica dello «spessore da due a quattro decini di mm.», quindi leggerissima, e lunga «pochi centimetri».  Intesa a indicare «in chi la porta elasticità forza intelligenza, sobrietà e consistenza di idee, spirito novatore ed italiano»,  questa «anticravatta», «sostenuta da un leggero collare elastico», dice il manifesto, «può essere: - in latta con ondulazioni orizzontali; in alluminio opaco con motivi antitradizionali; - in alluminio brillante con incisioni moderne; - in metallo cromato semplice; - in alluminio con gradazioni di lucentezza e di opacità; in metallo prezioso; - in ottone; - in rame». Il metallo lucido rifletterà sole e azzurro dei cieli italiani, ottimisticamente. Pur con una accentuazione polemica programmatica, Di Bosso e Scurto cercono dunque di introdurre nella moda quel rinnovamento inventivo radicale che Balla nelle sue cravatte plastiche materiologicamente quanto formalmente più spericolate aveva avviato a metà degli anni dieci. Divergendo invece dalle cravatte di stoffa futuristicamente decorate altrimenti progettate da Balla nei medesimi anni dieci, ma sopratutto nei venti.


Mino Delle Site, "Cravatte a benda senza nodo
con placche metalliche geometriche" (1932)


Delle Site immagina nei primi anni trenta per i colletti asimmetrici delle sue camicie cravatte «a banda», senza nodo, con placche geometriche metalliche, in alluminio, ottone, rame, se non addirittura in argento e in oro. Soluzione più elegante e meno radicalmente polemica di quella proposta nel loro manifesto del 1933 da Di Bosso e Scurto.





Manifesto futurista sulla cravatta italiana


Rinnovare la moda italiana nel vestiario maschile significa anteporre all'estrofilia cafona ed alle importazioni galliche anglosassoni antitaliane l'orgoglio novatore della nostra razza più geniale, più intuitiva, più veloce di tutti i popoli passati presenti e futuri.
Il genio vulcanico di F.T. Marinetti ha lanciato ancora una volta il segnale della rivoluzione, scagliandosi contro il cappello uniforme monotono d'uso comune.
Il pittore scultore RENATO DI BOSSO ed il poeta IGNAZIO SCURTO, colla collaborazione di giovani  e valorosi futuristi veneti, bandiscono una crociatainesorabile aggressiva feroce contro i nodi scorsoi delle cravatte nere grigie o policrome, autentici cappi che ricordano la fetida corda con la quale i nemici di ieri strozzavano gli apostoli d'italianità.
Ogni uomo porta appeso al collo il desiderio nero o colorato di una fine ingloriosa, la allusione in tela panno o seta alla propria servilità sociale.
Italiani, abolite i nodi, le farfalle, le spille, i fermagli, cianfrusaglie antiveloci antigieniche antiottimistiche! Regalatele ai vostri bambini perchè le attacchino alle code dei gatti o dei cani, unico posto dove non siano ridicole!
Liberatevi  dal peso della moda straniera, dalla fatalità quotidiana dei cravattai ambulanti, dalla fatalità gialla dei cinesi che cercano di appiccicarvi un sorriso ed uno straccio passaporto di cafoneria!
Il carattere di un uomo si rivela traverso la cravatta che porta. Oggi, divina epoca motoristica dinamica simultanista, il carattere di un uomo non deve apparire da un nodo e da un pezzetto di stoffa, ma dalla lucentezza e dalla purezza del metallo.
Perciò invitiamo  tutti gli italiani maschi a boicottare le cravatte d'uso comune e ad usare la cravatta futurista lanciata da noi il 27 marzo 1933 in Verona.
La cravatta futurista, ANTICRAVATTA DI METALLO LEGGERISSIMO LUCENTE DURATURO,  denota in chi la porta elasticità forza intelligenza, sobrietà e consistenza d'idee, spirito novatore ed italiano.
L'anticravatta da noi ideata può essere:
- in latta con ondulazioni orizzontali;
- in alluminio opaco con motivi decorativi antitradizionali; 
- in alluminio brillante con incisioni moderne;
- in metallo cromato semplice;
- in ottone;
- in rame.
I metalli usati devono avere uno spessore da due a quattro decimi di mm. e quindi un peso corrispondente minimo, mentre il nodo deve essere completamente abolito. La lunghezza è di pochi centimetri.
La dimostrazione pratica di applicazione che abbiamo data in Verona, l'entusiasmo con cui popolo ed intellettuali hanno accolto questa nostra innovazione, le richieste di campioni e di consigli dalle altre città ci fanno presagire che l'anticravatta sostituirà tra breve con ottimismo eleganza praticità lucentezza, resistenza l'antiliricità del panno, delle sete e delle tele. L'anticravatta sostenuta da un leggero collare elastico, riflette tutto il sole e l'azzurro di cui noi italiani siamo richissimi e leva la nota malinconica e pessimista dal petto dei nostri uomini.
Sono ridicoli quei giovinetti e quei ragazzi incravattati come diplomatici o come notai accidiosi. Mamme, regalate ai vostri figli una lucentissima anticravatta futurista che ispirerà loro idee geniali ed ottimistiche, desideri di luce e di volo.
Con l'anticravatta, infatti ogni uomo, ogni giovane ed ogni ragazzo nostro porterà con sè una nota aviatoria cui hanno pieno diritto gli italiani.
E' preferibile essere decorati da un'ala d'aeroplano al sole che da uno straccio ridicolo neutrale e pacifista.
Futuristi, boicottate i nodi scorsoi!
Italiani, abbigliatevi da uomini virili e non da prossimi impiccati!


RENATO DI BOSSO
V E R O N A
M A R Z O
1933 - XI

IGNAZIO SCURTO
MOVIMENTO
FUTURISTA
V E R O N A



[1] Renato Di Bosso (Verona, 1905 - Arbizzano di Policella, 1982). Proviene da una famiglia di scultori ed intagliatori, si diplomò all'Accademia Cignaroli nel 1925. l suoi primi lavori rientrano nella tradizione verista e decorativa; sono di questo periodo la Nonna e il Ventaglio. Nel 1930, dopo aver letto il libro di U. Boccioni Pittura e Scultura Futurista, realizza la sua prima opera futurista, Violinista, una sintesi plastica in legno. Con un gruppo di giovani dà vita, a partire dal 1931, al Gruppo Futurista veronese Umberto Boccioni ed in collaborazione con alcuni di loro scrive dei manifesti, tra i quali, nel 1932 Manifesto futurista per la scenografia del Teatro Lirico all'Aperto all' Arena di Verona. A Roma nel 1933, alla XIV Mostra Nazionale d'Arte Futurista, presenta Aerovisioni sintetiche e simultanee del Lago di Garda,  opera che segna I 'inizio dell'aeropittura. Negli anni 1934 e 1935 supera il problema spazio-temporale dell'aero-pittura con tre tavole rotanti, quadri circola che girando su un perno consentono diverse visioni. Intorno agli anni '40 l'artista realizza una serie di procedimenti tecnico-formali per adeguare la xilografia alla sintesi dinamica. Nel 1941, in occasione di una sua personale a Milano presso la Casa d'Artisti, pubblica Il Manifesto dell'aeroxilografia, tecnica che consiste in una serie di graffiature parallele o incrociate sul legno, nelle zone di passaggio tra neri e bianchi. Il segno si adatta alla plasticità del movimento producendo singolari effetti di chiaroscuro. Tra le xilografie realizzate con questa tecnica, ricorrenti sono le opere ispirate allo sport: calcio, pugilato, sci.
[2] Ignazio Scurto (Verona, 1912 - Novara, 1952). Poeta. Scrive manifesti e partecipa a serate futuriste. Nel 1939 scrive in versi L'aeroporto. Aeropoema.



Bozzetto di vestito da uomo, per sera (particolare della cravatta)
Giacomo Balla, 1914



Rames Gaiba
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8 ottobre 2017

LANITAL

Lanital - da composto di lan(a) ital(iana).  [1]


Fibra tessile artificiale ricavata dalla caseina del latte magro che viene prima disidratato, scremato e poi estratta la proteina, che viene sciolta in mezzo alcalino, estrusa in bagno acido, stirata e trattata con formaldeide, prodotta in fiocco, la cui lunghezza si può ottenere come nel raion. La fibra del lanital è un buon coibente del calore e la composizione chimica è molto prossima a quella della lana naturale (salvo il tenore in zolfo); la sezione della fibra è piena senza canale midollare. La superficie della fibra è caratteristicamente quella che si ottiene per il raion attraverso le filiere, e perciò è priva delle scaglie superficiali che si osservano - sotto il microscopio - nella lana e che le conferiscono la preziosa prerogativa di feltrare; per conseguenza il lanital è irrestringibile. La lucentezza è simile a quella della lana. Alla combustione si comporta come la lana naturale; brucia lasciando un residuo analogo e spandendo il caratteristico odore di piume bruciate. Il lanital è inattaccabile dalle tarme. [2]   Di fatto gli stessi macchinari impiegati per lavorare la lana naturale potevano, senza modifiche, trattare il lanital. Fu ben presto abbandonata data la sua bassa tenacità (carico a rompere il filo), bassa allo stato umido.

Nel 2007 è stata riscoperta in Cina, ed è stata, nel 2008, messa sul mercato in Italia per iniziativa della Wool Group (piccola azienda toscana) esaltando gli aspetti ecologici, la comodità, la freschezza, poiché la fibra del latte ha una maggiore capacità di assorbire l'umidità rispetto alle fibre sintetiche oltre al fatto che rispetto alla lana è un isolante anche migliore.


[1] L'entusiasmo per l'artificiale purezza dei nuovi prodotti industriali è percepibile anche attraverso la fantasmagoria dei nomi - Acesil, Argentea, Lunesil, Fibrilla, Ivorea, Viscofan - utilizzati per commercializzare una delle fibre più diffuse in questi anni: il rayon; si sviluppa un'intera estetica intorno alla politica autarchica. (a cura di Mario Lupano e Alesandra Vaccari, Una giornata moderna - Moda e stili nell'Italia fascista, ed. Damiani, 2009, p. 12 [2] Oscarre Giudici, La rifinizione dei tessuti di lana e dei tessuti autarchici, ed. Ulrico Hoepli, 1944, p. 22

STORIA - Creata nel 1936 dal chimico italiano Antonio Ferretti: ciò gli permise di entrare con la qualifica di consigliere nella Snia Viscosa, a cui affidò il brevetto per la messa in produzione su larga scala; poi perfezionata e rimpiazzata da un nuovo e simile prodotto detto Merinova. Era utilizzata nel periodo fascista dell'autarchia [3] come "lana sintetica", in piena epoca (1935) di sanzioni economiche dopo la guerra d'Etiopia. Il regime fascista dette grande risonanza al prodotto con un opera di grande propaganda al prodotto sull'autosufficienza dell'Italia e la «italianità» dei più diversi prodotti. 


Snia Viscosa e i suoi prodotti tessili: raion, Sniafiocco, Lanital.
Pagina pubblicitaria. La rivista illustrata del Popolo d'Italia, XVII, n. 5 (maggio) 1939.



[3] Il termine autarchia definisce, oltre al concetto di autosufficienza giuridica, ossia di autogoverno, quello di autosufficienza economica, chiamato anche "economia chiusa", in cui non sono presenti o si riducono le relazioni commerciali con l'estero.
 





Di seguito si riporta un trafiletto pubblicitario dell'epoca:

"
Prendendo in mano un bioccolo di Lanital esso appare in tutto e per tutto simile ad un bioccolo di lana pecorina; dà la sensazione del caldo, è elastico, è d'aspetto lanoso, ecc. Ma forse anche un tecnico sarebbe imbarazzato nel giudizio, se proprio non ha l'occhio espertissimo, e il problema di dire se si tratta di fibra naturale o artificiale potrà essere risolto in laboratorio adoperando alcune speciali reazioni chimiche. Quando il Lanital è trasformato in tessuto, in maglie, ecc. il problema diventa ancora più difficile... Il Lanital può dirsi l'ideale delle fibre tessili, come del resto il fiocco di raion, perché esso arriva al filatore sempre uguale, sempre uniforme e sempre pulito.... L'uso del Lanital esonera perciò il filatore da tutto il lavoro di ripulitura e di preparazione che l'uso delle fibre naturali gli impone, con notevole perdita di tempo e di denaro e con non indifferenti cali nel peso della materia prima. Aggiungasi che il Lanital può essere filato e lavorato con gli stessi macchinari normalmente adoperati per la lana pecorina, ecc."  


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